Alcuni mesi fa la rivista britannica Sight & Sound ha chiesto ad una numerosa schiera di addetti ai lavori, tra cui critici cinematografici, selezionatori di festival e alcuni importanti registi a livello mondiale, di fare una loro personale classifica dei 10 più grandi film della storia del cinema.
Il risultato? Vertigo di Hitchcock ha superato di un soffio il capolavoro wellesiano Citizen Kane, imponendosi al primo posto, dietro al film di Welles, seguono al terzo posto Tokyo Story di Ozu, al quarto La regle du jeu di Renoir, al quinto Sunrise di Murnau, solo al sesto posto 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, al settimo The Searchers di Ford, all’ottavo resiste lo Dziga Vertov di L’uomo con la macchina da presa un film sempre poco celebrato, al nono Passion of Joan of Arc di Dreyer e solo al decimo posto si affaccia il Fellini di 8 e 1/2.

Le classifiche dei film più belli della Storia, dovendo sintetizzare un enorme quantità di film in soli 10 posti, si sa, sono fatte per essere smentite e sono di solito appaiono come una delle cose più bugiarde che si possano trovare sul cinema. Sono veri e propri divertimenti critici, diversamente dai consueti dossier “I film della stagione”, dove si fa il bilancio consuntivo dei 400 circa film che si sono affacciati sugli schermi in 12 mesi di cinema in sala, in cui si può scegliere con totale autonomia qual è stato il cinema che ha avuto un ruolo davvero determinante nel corso dei mesi e che ha avuto una sua vita produttiva, autonoma da considerazioni di tempo o di luogo.
Già perché le classifiche dei migliori film della Storia hanno anche il vizio del tempo, il quale, si sa, mette tutto in prospettiva e può altera una visione, una prospettiva e, quindi, un giudizio.

La Storia del cinema ha sempre avuto i suoi eroi, le sue vittime i dimenticati illustri, i padri fondatori, le lette per imporre un nome piuttosto che un altro, i registi-pilastri trattati come santi inamovibili. Tutto questo viene poi redarguito dal tempo, che annaspa, ricuce, condanna, rivede, modifica, mostra sempre un altro lato della prospettiva. la visione non è mai la stessa, fatta dallo spettatore nel corso del tempo, fatta da diverse generazioni che si susseguono. Così il cinema muta, ma non per colpa sua, il cinema è un entità immobile che subisce modificazioni rispetto alla prospettiva storica-temporale-fattuale di chi lo vede e lo modifica con la sua visione. Il cinema viene modificato dalla visione spettatoriale e il cinema stesso modifica la percezione dello spettatore, è un rapporto biunivoco di interazioni preponderanti alla conseguente istallazione di quel film o di quella cinematografia nell’alveo dei capolavori immortali.
Il cinema è questo, è cambio di prospettiva. A volte capita che la visione del regista è talmente intransigente che il film sfugge dalla prospettiva spettatoriale e si rifugia nel limbo dell’incomprensione, allora può darsi che le successive generazioni abbiano il compito, l’ardire di togliere dall’oblio quel dato film e ricondurlo alla sua esatta collocazione spazio-temporale, dandogli il listro che merita.
Questi “giochi” possono essere condivisi o meno, possono portare perfino a considerare diversamente il cinema, possono colmare lacune e rinverdire memorie giovani o fa riscoprire un passato mai toccato, quello che preme forse è la difficoltà di imporre il nuovo, mettere sullo stesso piano un nuovo capolavoro con un vecchio.
Io ho tentato questo azzardo, una personale lista di dieci film, sicuro di avere ancora delle lacune, principalmente perché uno spettatore non si può interessare di tutto ed ogni lista non può che essere figlia della propria esperienza di visione, questo è un dato con cui tutti devono fare i conti, che lo vogliano o no. Per quanto sia dura da digerire, una prospettiva oggettiva per il cinema è difficile quando non impossibile, per il noto discorso relativo all’impossibilità di dimostrare il m’interessa/non m’interessa.

Vertigo Alfred Hitchcock  USA  1958
The Spirit of the Beehive  Victor Erice  SPA  1973
The Red Shoes  Powell Pressburger  GB  1948
Faust  Aleksandr Sokurov  RUS  2011
Viridiana  Luis Bunuel  SPA  1961

His Girl Friday  Howard Hawks  USA  1940
Winchester ’73  Anthony Mann  USA  1950
The Saragossa Manuscript  Wojciech Has  POL  1965
Close Encounters of the Third Kind  Steven Spielberg  USA  1977
Moulin Rouge!  Baz Luhrmann  AUSTRALIA/USA   2001 

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).