Una triade di opere così frastornanti, uniche, dimidirate nel solco degli anni come oggetti implausibilmente vitrei e geometrici, così, nella loro semplicità eterna operazioni furibonde di un cinema chiarissimo ed ingannevole, nel corso del tempo si è persa completamente traccia.
Sono 3 opere invalicabili Velluto Blu, Fuori Orario e Manhunter Frammenti di un omicidio. David Lynch, Martin Scorsese e Michael Mann leggono dentro gli anni ’80, l’ultimo decennio buio in cui si consumò la guerra al tubo catodico, alla televisione come entroterra di visioni paratattiche, cui a volte attingere (come ha fatto sapientemente Mann), cui negare la condivisione del proprio punto di vista.
3 film che galleggiano nel mare magnum della produzione degli anni ’80, oggi quasi impossibile da archiviare come oggetto di ripensamento, come reliquia di un cinema che sbagliato probabilmente lo era, ma cui adesso si ritorna per una certa nostalgia dell’estetica da cartapesta.
Penso al bistrattatissimo Legend di Ridley Scott, film cesura nella filmografia scottiana, un film che sembrava come una delle peggiori scemenze audio-visive del decennio di plastica e invece, più si va avanti e più lo si ripensa e lo si rivede con un certo piacere perduto.

I 3 film menzionati sopra sono del tutto immuni a questa specie di rivalutazione-svalutazione danzante nel tempo, essendo forme scheggiate, assolutamente auliche, di un mondo in tempesta, facente parte di un territorio visivo caustico, ribollente di enigmi e di false piste che conducono in luoghi impervi, in cui si perde la bussola all’istante.

In queste tre opere seminali si perde il contatto con la realtà e si giunge a contatto con l’insondabile.

Mai la messa in scena era arrivata al luogo della saturazione per eccellenza dell’immagine-schermo, mai il tonfo cinematico era stato tanto potente e arrischiato. Hollywood rivoltata da cima a fondo, ogni regola narrativa viene spezzata e si fa largo un crescendo di sparizioni sceniche e diatribe sul bene/male, si ricerca il senso, l’essenza della purezza del cinema degli albori, riflettendo sulla dicotomia tra ciò che si vede e ciò che si vuole esprimere.

Nello specifico, si può dire che con Velluto Blu Lynch manifesta la sua grande avversione nei confronti di un mondo che non comprende, inventando una diatriba essenziale tra il mondo così come appare e l’entroterra di una male impossibile da comprendere, firmando il suo terzo capolavoro dopo Eraserhead La mente che cancella e The Elephant Man (bisogna ricordarlo: i primi film, corti e lunghi, di Lynch sono tutti in b/n, questo vuol dire che l’unico suo film che non sarebbe potuto essere neanche immaginato che a colori è proprio Velluto Blu). Dopo questo miracoloso Velluto Blu nulla sarà più lo stesso nel suo cinema e il regista inizierà a rincorrere le sirene del manierismo, che si vedrà subito nel successivo Cuore Selvaggio.
Fuori Orario è una delle poche commedie girate da Scorsese, regista diventato famoso soprattutto per aver raccontato l’odissea di un tassista reduce dal Vietnam, la vita del pugile Jake LaMotta e i gangster-movie sulla mafia.
Fuori Orario è un film anomalo e anodino nella filmografia di Scorsese, commedia apoplettica, probabile esercizio di stile che nasconde un’anima pittorica ancora tutta da scoprire, film-apologo geniale che racconta la vita notturna come se fosse un girone infernale in cui nulla sembra come appare.

Fuori Orario sconvolge per leggerezza ed audacia, attraverso una strana ronde in cui tutti i personaggi fingono di essere ciò che sono, come davanti alla falsa raffigurazione di un Moloch imperante, un Giudizio Universale cui non ci si può sottrarre, e a cui ogni personaggio nega la propria personalità. Un film di ombre e di allucinate forme in movimento.
Manhunter di Michael Mann è la perfetta macchina indagatrice delle pulsioni masochiste del killer Doller Hyde. In quest’opera capitale nell’alveo delle produzioni sui serial killer, Mann utilizza la scrittura cinematica televisiva per approdare a qualcosa di nuovo, per sondare l’animo umano attraverso un racconto teso, al limite del morboso. Il Mann che si vede all’opera in Manhunter è veramente un cineasta spettrale e dicotomico, di una precisione quasi chirurgica, nel montaggio serrato e nella costruzione di personaggi mai più così ombrosi, dal fascino torbido e dalla mentalità che corre ad una velocità superiore rispetto a quelli che si vedevano nei serial del decennio.

3 opere, dunque, che danno senso ad un intero decennio, (un decennio che era stato comunque baciato anche dalla grazia godardiana del sublime Je vous salue, Marie), come pochi altri grandi film.
Gli anni ’80 hanno prodotto James Cameron, Gremlins, Blood Simple Sangue facile, Ammazzavampiri, Ritorno al Futuro; ma queste 3 opere conferiscono quel livello ulteriore tale da smarcarsi e rendersi frammenti indispensabili di un mondo eterogeneo comandato da un insufficienza centripeta di illusorietà concentrica, come fossero la cartina di tornasole d una strana mentalità volta all’occultamento sistematico di ogni forma artistica che sarebbe venuta da lì a breve.
Un cinema che si protegge dalle insidie di un futuro inavvicinabile perché già scritto e metabolizzato, un kinema quindi ultra corazzato che si evince come unica forza resistente al tempo che tutto travolge e fagocita.
Aver trovato “la” forma cinema per eccellenza è forse un privilegio che viene concesso solo agli eletti, solo a quegli autori che rimarranno grandi per un periodo temporale infinitesimale.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).