The Childhood of a Leader

Una famiglia americana si trasferisce nella campagna francese: il padre è un senatore intento a collaborare con il Presidente Wilson nella stesura del Trattato di Versailles. La moglie ha un bel daffare nel gestire l’irrequietezza del figlio, dal suo comportamento ribelle nascerà qualcosa di mostruoso negli anni a venire.
    Diretto da: Brady Corbet
    Genere: storico
    Durata: 115
    Con: Berenice Bejo, Robert Pattinson
    Paese: UK, FRA
    Anno: 2015
6.4

A volte, ai margini del cinema e dell’immagine stessa, riescono ancora ad emergere visioni confuse di un universo narrativo ribollente e indefinito, un qualcosa che attanagli l’origine stessa dell’immagine, facendosi sistema tellurico di forze sconosciute e muliebri. The Childhood of a Leader (2015), passato quasi sotto silenzio alla Mostra del Cinema di Venezia, è un film che ha suscitato critiche ed elogi quasi in ugual misura. Ed è stato generalmente preso con una scrollata di spalle dai più, come fosse l’arrogante esordio alla regia di un giovane caratterista, Brady Corbet (è un nome che non dice nulla a nessuno, Von Trier gli diede il ruolo dell’amante occasionale della sposa irrequieta Kirsten Dunst nella prima parte di Melancholia) che, a quanto pare, nel tempo, ha covato ambizioni altissime.

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Sono proprio queste ambizioni, davvero rimarchevoli, a fare di The Childhood of a Leader un prodotto anomalo che merita un discorso a parte. Innanzitutto la tecnologia spesa: il ventenne Corbet non crede alla piattezza traslucida dell’immagine digitale, alla potenzialità del pixel e gira in pellicola, a 35 mm. L’effetto a livello visivo si vede eccome. Si è sempre parlato della “bruttezza” del digitale, della piattezza dell’immagine creata al computer, della mancanza di profondità di campo (eppure Sokurov in Arca Russa riesce in questo intento, ma questo è un altro discorso). Ebbene in The Childhood of a Leader la bellezza dell’immagine torna più viva che mai. Le immagini tornano alla loro compattezza tridimensionale, alla loro grana interiore. I volti di Berenice Bejo e Stacy Martin (di una bellezza folgorante) si stagliano sulla scena come dipinti perfettamente inseriti in un contesto fosco, di materialità quasi fisica, primordiale.

photo by Agatha A. Nitecka please always credit the photographer

In The Childhood of a Leader la campagna francese del primo dopoguerra torna quasi allo splendore di quella spagnola ripresa da Victor Erice nel 1972 in El spiritu de la colmena (Lo spirito dell’alveare). Il merito di un’immagine così pastosa e classica è del direttore della fotografia Lol Crawley, già responsabile delle tonalità plumbee di 45 anni (2015) di Andrew Haigh. Dal punto di vista estetico Corbet dimostra di possedere un gusto visivo fuori dal comune. L’aspetto narrativo è spinoso e complesso: la trama gioca con il Tempo e con la frattura più insanabile del ‘900 europeo: il Trattato di Versailles. La questione al centro del film è molto semplice: un padre di famiglia americano porta moglie e figlio in Francia, nell’immediato dopoguerra, per collaborare con il Presidente americano Wilson, nella stesura del Trattato. Nel frattempo il bambino da segni di forte irrequietezza. Questo sfocerà in un finale di forte ambiguità e di grande tensione.

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La concatenazione degli eventi è sottilmente provocatoria, ma senza scadere in un gusto gelido della messa in scena. Corbet non segue le orme dei suoi maestri, Von Trier e Haneke, non carica la scene di un’atmosfera grave e solenne, non gioca con la colonna sonora come Von Trier e non rimane impassibile davanti al vuoto della forma come Haneke. Segue una terza via, quella di una acclarata partecipazione a distanza. Il finale confonde le acque, la metafora è di esplicito contenuto politico, può sicuramente irritare, sollevare dubbi sulla correttezza e sulla profondità di un’analisi storica che sembra approssimativa ma non lo è. La sperimentazione visivo-narrativa è lodevole e degna di essere interpellata secondo canoni più estetici che prettamente scolastici.

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Non ci si chiede se il film di Corbet sia storicamente giusto, attendibile, oppure falso e sbagliato, ma solo dove ci porterà questa premonizione luttuosa, generata da un forte desiderio di non accontentarsi delle versioni ufficiali che hanno raccontato questo periodo storico. Chissà come evolverà adesso la carriera di Corbet. Con un esordio così si può sperare in una conferma. Già il fatto che un ragazzo di appena 26 anni, al primo film, si sia aggiudicato la presenza di mostri sacri come Berenice Bejo, Stacy Martin, Robert Pattinson e Yolande Moreau, significa probabilmente che abbia amicizie importanti. Nel successivo film sono previsti, oltre a Stacy Martin, anche Rooney Mara e Jude Law. Per adesso The Childhood of a Leader è un biglietto da visita importante per questo giovane e ancora quasi del tutto sconosciuto regista.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).