Tutto può accadere a Broadway

A New York Arnold Albertson è un regista teatrale. Sta mettendo in scena il suo ultimo spettacolo a Broadway, in cui recita anche la moglie. Arrivato in una suite di lusso, si intrattiene con una escort. Arnold è talmente entusiasta di lei che le dona 30 mila dollari, ma a patto che lei abbandoni la professione.
    Diretto da: Peter Bogdanovich
    Genere: commedia
    Durata: 93
    Con: Imogen Poots, Owen Wilson
    Paese: GER, USA
    Anno: 2014
6.9

Il cinema classico è un’ardua scommessa che si intraprendere con lo spettatore. E’ diventato ormai un “genere” arduo. Le poche volte che lo si reincontra lascia stupefatti, come inebriati e storditi dalla sensazione che il tempo si sia fermato come per incanto. E’ infatti grazie al coraggio produttivo di Wes Anderson, Noah Baumbach e di Owen Wilson che Peter Bogdanovich torna alla regia con She’s Funny That Way (Tutto può accadere a Broadway, 2014), una commedia classica, ispirata alle pantomime di Lubitsch, Wilder, Hawks. La guerra dei sessi, forsennata, dall’impianto teorico, ludico, con un’energia espositiva strabordante, che non riesce a svilupparsi degnamente in The Intern, l’ultima commedia della pur talentuosa Nancy Meyers, con De Niro ridotto a fare lo yes man per due ore di fila. Peccato. La Meyers può fare di meglio (The Holiday rimane un must degli anni ’00, piccolo capolavoro di scrittura e di leggerezza cosmiche, la miglior commedia del decennio insieme a Up in the Air di Reitman, in un decennio, come ben si sa, estremamente negativo per i generi hollywoodiani).

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Bogdanovich conosce a menadito le regole del genere, sa come far esplodere la scena partendo da una situazione di minimalismo estetico. Basta lasciar accendere la scintilla ad un motore che poi non si fermerà più. E’ quello che succede a She’s Funny That Way, dove la mancanza di soluzione alla continuity di una farsa ben orchestrata porta alla rappresaglia dialettica, al moto-a-luogo del non-sense, alla rivincita dell’assurdo sul compimento didascalico della narrazione lineare. Forse non importa a nessuno della trama, risaputa? innocua? pedissequa? una struttura simile potrebbe andare avanti come una disputa tra due grandi pensatori, dove ognuno tenta di prevaricare l’altro, non riuscendoci mai, perché l’inganno dettato dall’immaginazione falsa le strutture diegetiche e annulla spazio e tempo. Così nessuno dei due riesce ad arrivare ad una conclusione che decreti lo scacco matto.

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Il pensiero spurio è la fucina da cui esce questo cinema così fuori dal tempo di Bogdanovich, potrebbe essere un film in b/n, dove la morale definitiva non corrisponde agli ideali degli elementi in gioco. La sciarada di She’s Funny That Way è l’emblema di una rinascita colta nel suo atto nascente, composta da un cast dove le prime donne hanno un ruolo esattamente identico ai comprimari, dove la risata si coniuga con il completamento di una poetica/politica dell’inesperienza ritrovata, che segna il ritorno all’immediatezza di un regista che ha ormai più di 40 anni di carriera. E’ così che si ritrova la vena artistica di un tempo, cogliendo la magia per caso, con la mentalità di un cineasta che pare aver ricominciato a fare cinema solo adesso. Potrebbe essere un film d’esordio She’s Funny That Way, un tentativo di falsificare la propria età anagrafica. I grandi cineasti sono capaci di mascherarsi per ingannare le trame del tempo che da sempre impongono steccati che aspettano solo di essere disattesi.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).