Posh

Inghilterra, tempo presente. Dieci studenti ricchi, cinici e viziati dell'Università di Oxford vengono ammessi al prestigioso Riot Club, fondato nel 1776. Nel corso di una serata trasgressiva a base di alcool, i ragazzi rischiano fortemente di macchiare la loro reputazione.
    Diretto da: Lone Scherfig
    Genere: thriller
    Durata: 107
    Con: Sam Claflin, Max Irons
    Paese: UK
    Anno: 2014
6.9

Oxford, Cambridge, Harvard, Yale: tra le università più prestigiose del mondo, agognate da molti, raggiunte da pochi. Tra le file dei suoi studenti incontriamo anche giovani rampolli che un domani governeranno paesi o gestiranno grosse multinazionali, spesso riuniti in club esclusivi, praticamente massonici, dove può entrare solo chi è invitato ed ha il coraggio di sottoporsi a prove piuttosto inconsuete. Posh, tratto da una pièce teatrale di successo scritta da Laura Wade, rivolge la sua attenzione all’università di Oxford, dove da secoli vive e opera il Riot Club (nella realtà, il Bullingdon Club), composto ogni anno da soli dieci membri, che hanno studiato in scuole esclusive, come Eton o Westminster, e che provengono da famiglie aristocratiche e benestanti. La principale attività del Riot Club è quella di dedicarsi a festini a base di alcol, cocaina e prostitute.

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Lone Scherfig, regista danese, attenta alle dinamiche sociali in atto nel Regno Unico, come aveva dato prova in An Education (2009) e One Day (2011), porta in scena questa storia, e con il suo occhio straniero e imparziale costruisce un ritratto spietato nei confronti della upper class dominante in Gran Bretagna. Il film, infatti, non ha paura di mostrare il punto di vista del nobile britannico, che, nonostante la monarchia fattasi “costituzionale” e “parlamentare”, si sente ancora investito di una superiorità divina. Anche il personaggio di Miles (Max Irons), che, pur agognando a far parte del Riot Club, non disdegna compagnie borghesi, ha l’atteggiamento del nobile che di tanto in tanto “si abbassa” al livello del borghese, ma mantiene intatta la sua superiorità.

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Si potrebbe erroneamente percepire che regia e sceneggiatura non assumano posizioni, ma si limitino a registrare le azioni di questa upper class che si sente in diritto di agire in completo spregio delle più elementari regole di civile convivenza, ma ciò non è vero, perché quando Alistair (Sam Claflin), un ragazzo apparentemente timido e riservato, in realtà un fascista della peggior specie, si rivolge al proprietario del pub nel quale il Riot Club sta cenando, dicendo: “Tu in verità ci veneri”, quello gli risponde, guardandolo diritto negli occhi e senza esitazione: “Siete solo dei mocciosi viziati” ed è quello che i ragazzi effettivamente sono, nonostante l’idea sublime e ideale che abbiano di sé.

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Quando poi, durante la cena, si sente aleggiare un carpe diem, abbiamo un brivido: perché è facile risentire pronunciare le parole di Orazio dal professor John Keating, che invitava i suoi studenti a cogliere l’attimo fuggente, ad amare l’arte e la poesia, a seguire le proprie aspirazioni ed inclinazioni. Non li invitava a quel culto del piacere al quale i ragazzi di Posh sono dediti. Tuttavia, sarebbe profondamente ingiusto sostenere che l’atteggiamento di quei giovani sia tipico della sola Gran Bretagna, perché – ahimé – non è così. E’ tipico di ogni sistema sociale, nel quale esistono classi dominanti, anche se non aristocratiche, e classi subalterne, nel quale molti lavorano a favore di pochi che si arricchiscono nell’erronea convinzione che la loro ricchezza sia dovuta e che sia ingiusto spartirla con gli altri, trattati alla stregua di servi invidiosi. Ma “quelli come loro non sbagliano”, per dirla con i ragazzi di Posh. Se solo fosse vero…