I, Frankenstein

Adam è un non-morto sopravvissuto in un'epoca buia grazie ad una variante genetica. Ma quando Naberius, capo di un clan avverso, scopre il suo segreto, fa di tutto per impossessarsene.
    Diretto da: Stuart Beattie
    Genere: horror
    Durata: 92'
    Con: Aaron Eckhart, Miranda Otto
    Paese: USA, AUS
    Anno: 2014
3.7

Per chi ha letto la sinossi e visto il trailer non dovrebbero esserci dubbi. Ma per i più scettici chiariamo subito che il celebre romanzo scritto da Mary Shelley non c’entra nulla con I, Frankenstein (2014).

In questa nuova pellicola che si basa sull’omonimo graphic novel scritto da Kevin Grevioux, la creatura è una specie di Terminator immortale di nome Adam che ritrovatosi ai giorni nostri è al centro di una guerra millenaria tra i Gargoyle protettori dell’umanità e i malefici demoni.
Premesso che l’obbiettivo del film non è quello di far riflettere ma divertire un target di pubblico molto giovane, I, Frankenstein appare come un film sbagliato e senza molto senso che fallisce anche come puro e semplice divertissement. Si è dalle parti della serie di Underworld (del 2003, di cui Grevioux è creatore) e Van Helsing (2004) film non memorabili ma che funzionavano come prodotto senza pretese.
Invece I, Frankenstein è un action fantasy molto scadente e prevedibile, privo di qualsiasi progressione drammaturgica o di tensione, dove ogni sviluppo di script appare stantio e telefonato.

 

Lo stesso discorso vale per le battute, dove lo spettatore arriva in anticipo sugli stessi personaggi. Sarebbe anche apprezzabile lo sforzo di creare una mitologia nuova: i gargoyle e i demoni che combattono da secoli, gli uni per il bene gli altri per il male, ma niente è realmente approfondito o prova ad andare oltre il banale.

Visto la psicologia monotematica del protagonista, che ha un solo conflitto e lo risolverà abbastanza in fretta(per lui, non per gli spettatori che dovranno aspettare la fine) non si capisce come mai scomodare una figura così importante della letteratura come il mostro di Frankenstein per poi offenderlo in questa maniera, senza nessun impegno nel riadattamento.

 

Si aggiunga al disastro collettivo un tono serissimo e pseudo-epico in un film che vuole essere cupo ma provoca ilarità involontaria e parecchi momenti da commedia di più basso livello.
C”è veramente poco da salvare in I, Frankenstein, dalla fracassona regia di Stuart Beattie ai pessimi effetti speciali e design dei mostri, fino alla prova di un cast dove spiccano nomi importanti come Aaron Eckhart e Bill Nighy, che in linea con il progetto fanno il minimo sindacale. Da coprirsi gli occhi la scenografia patinato-gotica che circonda il film, rendendolo ancora più finto, e a cui si aggiunge un 3D più inutile del solito. Forse la Hollywood dei blockbuster dovrebbe darsi una calmata con i riadattamenti in chiave moderna e ripensare se stessa, prima di approcciarsi verso l’adattamento di testi così complessi.

A proposito dell'autore

Riccardo Tanco

20 anni, diplomato al liceo linguistico. La passione per il cinema lo ha travolto dopo la visione di Pulp Fiction. Ha frequentato un workshop di critica cinematografica allo IULM. I sui registi di riferimento sono Tarantino, Fincher, Anderson, Herzog e Malick. Ama anche anche il cinema indie di Alexander Payne e Harmony Korine. Oltre che su CineRunner, scrive anche su I-FilmsOnline.