Hunger Games: il canto della rivolta Parte I

Katniss Everdeen si risveglia nel Distretto 13 controllato dalla resistenza, dopo essere sopravvissuta ai 75esimi Hunger Games. Snow tiene sotto scacco il grande alleato di Katniss, Peeta. La guerra tra l'esercito di Snow e Katniss sarà inevitabile.
    Diretto da: Francis Lawrence
    Genere: avventura
    Durata: 123
    Con: Jennifer Lawrence, Philip Seymour Hoffman
    Paese: USA
    Anno: 2014
7.1

Dopo La ragazza di fuoco, toccherebbe alle mitraglie sputafuoco: al suono dei caccia futuristici si consuma nelle sale la svolta bellica di Hunger games 3, o 2 e mezzo, non è ben chiaro. Il canto della rivolta – parte 1 rientra nella stessa logica profittuale che in passato ha segato i finali di saga di Harry Potter e Twilight, per cui l’adattamento cinematografico della serie letteraria di Suzanne Collins decide di non sparare le ultime cartucce. Un bene o un male – conta poco: la scialacquatissima parte centrale di questo poco riottoso terzo capitolo, pure incentrato sulla guerriglia di resistenza alla dittatura di Capitol City, lascia pensare al brodo allungato, ma ormai il flavour è tutto nel “come finisce?” e nella deliziosa grinta di Jennifer Lawrence.

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Katniss ha ripreso coscienza nel Distretto 13, senza Peeta (Josh Hutcherson) e con qualche conflitto d’identità. I ribelli ne vorrebbero fare l’icona della resistenza, affiancandole uno staff che oscilla tra i novelli Coco Chanel e i Goebbels buoni: la propaganda si fa tra sartoria e set cinematografici, tra il look della cacciatrice muscolare e i discorsi più o meno recitati, più o meno spontanei, scatenare l’effetto eco della Ghiandaia Imitatrice. Da un lato l’algida leader Alma Coin (Julianne Moore) col fido guru della comunicazione (Philip Seymour Hoffman), dall’altro il Presidente Snow (Donald Sutherland), con Peeta (a fare da contro-icona all’amata rimasta dietro le barricate opposte. Schermaglie e duelli di schermo, con la complicazione che la novella Giovanna d’Arco, più che alla faretra, pensa ai dardi di Cupido che la legano allo pseudo-antagonista Peeta.

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Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte I di Francis Lawrence è deludente per più di una ragione, ma per più di una ragione non deluderà gli appassionati. È deludente perché nonostante la presunta accelerata action dovuta all’apertura dei fronti di guerra, sembra dispensare svogliatamente e con la regolarità del compitino le poche granate visive e le iniezioni di adrenalina (più vivace, in questo senso, la parte finale); perché, inoltre, vorrebbe trovare spessore nel farsi gioco di strategia, nel diventare una riflessione sui meccanismi della comunicazione, eppure si abbandona a cadute di ritmo e mélo sfiorati. Non deluderà gli appassionati perché, come nei più scaltri serial (con tanto di cliffhanger finale), campa ormai di fidelizzazione e curiosità, al punto che vecchi personaggi spuntano come i cavoli dal nulla – vedasi l’Haymitch di Woody Harrelson – o non fanno altro che scavare con ulteriore incisività i solchi di una silhouette già nota.

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Se da questo punto di vista il villain Sutherland è di una cattiveria quasi obbligatoriamente monocorde, e Peeta-Hutcherson conferma la paresi mascellare, sono almeno due le voci che più stentoree riescono a levarsi nel canto della rivolta alla banalità. La prima è quella del compianto Philip Seymour Hoffman, il genio della pubblicità politica dei ribelli, e chissà che non sia davvero un mad man, tanto è untuosamente furbo pur essendo uno dei nostri. La seconda è invece quella della solita Jennifer Lawrence, che a dispetto di una scrittura che accennerebbe a farne a tratti un idolo teen troppo romantico, riesce a sfumare l’interpretazione con accenti da eroina sull’orlo di una crisi di nervi: altro che la Libertà che guida il popolo, il dubbio è che sia telecomandata. Sempre brava a recitare di pelle, lascia avvertire il brivido di chi si sente manipolata come una Barbie in divisa, integrando ed arricchendo il tremito d’amore che avrebbe fatto troppo “effetto fotoromanzo”.

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Tra il salvate l’amato Peeta e lo snervante, farraginoso Risiko, Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte I più che trovare un equilibrio di toni e generi, d’azione e di sentimento, di senso e d’intrattenimento, s’incastra nella saga, con quella compiacente funzionalità che nulla apporta sul fronte di Capitol City, e che nondimeno, in ottica seriale, basta a fare il botto ai botteghini.

A proposito dell'autore

Antonio Maiorino

Professore di storia dell'arte e giornalista pubblicista, professa pubblicamente il suo amore per l'arte e per il cinema. D'arte ha scritto per Artribune, Lobodilattice, Artslife ed il trimestrale KunstArte, mentre sul cinema, oltre a una miriade di avventure (in corso) da free lance, cura una rubrica sul quotidiano "Cronache di Salerno" ed in radio per "Radio Stereo 5".

  • Lapo

    Questa puntata della saga di Hunger games mi è piaciuta, anche se è vero si sviluppa poco la storia… Fondamentali i personaggi interpretati da Philip Seymour Hoffman (che non ho idea come potrà essere sostituito) e Julianne Moore, mentre il personaggio di Katniss sembra come prepararsi al nuovo ruolo di prima musa ispiratrice della rivoluzione e poi di guerriera nel campo di battaglia… Incredibile invece Peeta nella sua fragilità si rivela forse il personaggio più azzeccato e complesso della serie cinematografica…