American Sniper

Chris Kyle è un cecchino inviato in Iraq. Grazie alla sua estrema precisione diventerà una leggenda tra i marines. Al ritorno dal fronte, dovrà fare i conti con la vita di tutti i giorni, soprattutto con la preoccupata moglie.
    Diretto da: Clint Eastwood
    Genere: guerra
    Durata: 132
    Con: Bradley Cooper, Sienna Miller
    Paese: USA
    Anno: 2014
7

Il cinema di Clint Eastwood è sempre stato caratterizzato da un rigore morale e da una coerenza espressiva che nessun altro cineasta americano ha dimostrato di avere, almeno negli Anni Duemila. Da Mystic River in poi, Clint ha raccontato l’America in tutte le sue sfaccettature, con la severità di un padre che ama la propria terra ma che non può evitare di riconoscerne i lati oscuri. Capolavori come Million Dollar Baby e Gran Torino, ma anche opere coraggiose come Changeling e Hereafter non prendevano una posizione pre-concettuale ma si addentravano a riflettere su entrambi i lati della medaglia. Così come nei due grandi film di guerra Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima erano assenti sia la retorica del pacifismo che un’ideologia reazionaria. Opere che ribadivano la brutalità del guerra, che non dipingevano eroi ma uomini costretti a fare i conti con il proprio coraggio e la paura.

sniper6
Per questo, ha sorpreso che Eastwood abbia voluto raccontare la storia di Chris Kyle, il cecchino dei Navy Seals ucciso in un poligono di tiro da un reduce come lui che stava cercando di aiutare, in maniera agiografica, rendendolo un vero e proprio eroe di guerra, contraddicendo le parole che venivano pronunciate in Flags of Our Fathers, ovverosia che “gli eroi non esistono”. Quello che però è il grande difetto di American Sniper va oltre il fatto di non proseguire la poetica eastwoodiana: è la mancanza di una drammaturgia forte, della capacità di coinvolgere e di far emozionare. Sembra di assistere a una sequenza di frammenti di vita del cecchino Kyle secondo un ordine casuale, che non è legata a una logica narrativa finalizzata a mettere davvero in discussione le convinzioni dello spettatore.

sniper2
Non è, dunque, soltanto quello che viene detto a far discutere, ma come viene detto. American Sniper è un film che prende immediatamente una posizione, a favore del suo protagonista, che è un “buono” che combatte contro il nemico. E’ sicuramente un lavoro che rientra nella categoria di pellicole di guerra, caratterizzate da patriottismo e nazionalismo. A parte il discorso relativo alla non linearità con l’Eastwood recente, poco male. Resta comunque un’opera che non convince, indecisa, come se il regista avesse avuto timore di portare avanti un’idea forte e ciò ne abbia fortemente risentito anche a livello di scrittura. Le stesse sequenze belliche appaiono deboli, girate in maniera un po’ approssimativa (da confrontare, ad esempio, con quelle della Bigelow di The Hurt Locker e di Zero Dark Thirty).

sniper5
Delude il fatto che Clint abbia abbandonato ogni tipo di chiaroscuro ma delude, soprattutto, che si sia dedicato con così poca attenzione alla costruzione di tutti gli spunti di racconto: il film sceglie sempre le soluzioni più facili e scontate, dalla scena in cui la moglie al telefono rischia di perdere il bambino in grembo a quella della tempesta di sabbia con la facile allegoria della guerra che diventa uno scontro tra spettri. E anche il finale cede alla retorica del “reduce che fa il proprio dovere”: Chris Kyle (interpretato da un Bradley Cooper un po’ spaesato) sembra la macchietta dello yankee col cappellino tutto moglie, partite di football e hamburger, che, tornato dalla guerra, ha ancora bisogna dell’adrenalina delle armi per sentirsi vivo. Peccato che questa sua “necessità” sia stata resa sullo schermo in maniera così illustrativa e didascalica.

A proposito dell'autore

Emiliano Dal Toso

Laureato in giurisprudenza e autore del blog Il bello, il brutto e il cattivo. Si innamora del cinema nel 1999, dopo aver visto Tutto su mia madre, L'estate di Kikujiro, Eyes wide shut... Oggi, i suoi autori di riferimento sono Paul Thomas Anderson e Lars von Trier. Attualmente collabora con la rivista di cinema Ciak.

  • Marco Ceschi

    Voto molto alto per una critica come questa, non trovi?

    • Ciao Marco! Se noti a fianco del punteggio di valutazione di CineRunner c’è un icona informativa che spiega che il CineRunner Index è un punteggio di valutazione qualitativo da 0 a 10, che raccoglie e classifica i punteggi di critica da oltre 80 fonti a livello globale. Quindi non si tratta del punteggio dell’autore della recensione. Se vuoi maggiori informazioni sul punteggio di classificazione le trovi qui http://www.cinerunner.com/cinerunner-index/ questo punteggio è stato la base per la costruzione del nostro report sui migliori film del 2014 http://www.cinerunner.com/classifiche-dei-migliori-film/classifica-migliori-film-2014/ American Sniper ha comunque praticamente diviso anche la nostra redazione, tra entusiasti e scettici, ed entro breve pubblicheremo anche le singole valutazioni del nostro team, qui puoi trovare quelle per i film usciti a dicembre http://www.cinerunner.com/dicembre-2014/ Grazie per il tuo commento, e se ti va di dirci la tua sul film, la tua opinione è benvenuta!

  • Marco Ceschi

    Capito grazie. In effetti dal buon Clint ci si aspettava una profondità maggiore nel tratteggio dei personaggi. Ma mi resta il dubbio che sia voluta una certa “asetticità”, è dipinta la figura di un personaggio molto allineato, ma la regia la trovo tutto sommato neutra. Forse a giustificare le scene finali che sono reali. Non so, mi ha lasciato perplesso anche se sono due ore di grande spettacolo, girato con maestria, che ti lasciano dentro un senso profondo che la guerra sia tremenda, non giusta e/o giustificata, in questo ha colpito il segno. Quello che trovo incredibile è il grandissimo successo che ha avuto e sta avendo soprattutto in Italia.