The Stag Se sopravvivo mi sposo

Poco prima del matrimonio Ruth chiede a Fionnan di prendersi un ultimo weekend di libertà all'insegna della trasgressione. Ruth chiede al suo ex di accompagnare Fionnan, ma "The Machine", il fratello di Ruth, notorio guastafeste, trasformerà la festa in un vero caos.
    Diretto da: John Butler
    Genere: commedia
    Durata: 94
    Con: Andrew Scott, Hugh O'Conor
    Paese: IRL
    Anno: 2013
5.4

The Stag – Se sopravvivo mi sposo frulla buddy movie etero/omosessuale e “il mito” dell’addio al celibato in salsa (radical)chic, lontano dalle grevi goliardate o pseudotali di Una notte da leoni e di certo mainstream Usa in genere, giacché la commedia dell’irlandese John Butler fa suoi toni più garbati, pur non disdegnando qualche “colpo basso”.

Il film si affida a queste tonalità, e come accennato si distanzia da certo cinema made in Usa di stampo pre-matrimoniale, ma il risultato è davvero modesto e in fondo si rimpiange anche il suddetto cinema a stelle strisce tanto denigrato, da alcuni perlomeno.

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In The Stag – Se sopravvivo mi sposo non c’è una scena, una battuta o una situazione in generale che riesca a strappare nemmeno un blando (quanto inutile) sorriso; la retorica stucchevole, come se non bastasse, è ai massimi livelli, e a dar vita al tutto ci sono macchiette e cliché a non finire.

Non basta mettere insieme un assortito gruppo di amici (non proprio machi) immersi nella natura irlandese per un addio al celibato alternativo, tra cui una coppia omosessuale, un testimone di nozze dal cuore infranto perché innamorato della futura moglie dello sposo, e un cognato “macho” e “sopra le righe” per infondere nerbo e sollevare le sorti di una commediola che non ha nulla da dire, e che usa le armi della retorica più stucchevole quando parla di sentimenti, di crisi economica, e di fiera appartenenza irlandese.

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Tutto è posticcio, morto o morente nel film di John Butler, come in una bruttissima, garbata e ben intenzionata fiction televisiva. E un happy ending a tarallucci e vino, che smussa definitivamente anche quelle lievi spigolosità di alcuni personaggi e situazioni, affossa completamente il tutto, e fa finire il film dritto nel dimenticatoio della nostra mente già subito dopo la visione.

A proposito dell'autore

Fabrizio Catalani

Ha fatto e fa cose che con il cinema non c’entrano nulla, pur avendo conosciuto, toccato con mano, quel mondo, e forse potrebbe incontrarlo di nuovo, chi lo sa. Potrebbe dirvi alcuni dei suoi autori preferiti, ma non lo fa, perché non saprebbe quali scegliere, e se lo facesse, cambierebbe idea il giorno dopo. Insomma, non sa che dire se non che il cinema è la sua malattia, la sua ossessione, e in fondo la sua cura. Tanto basta.