Oblivion

Nel 2077 la Terra è stata devastata da una guerra nucleare contro gli alieni e gli umani vivono su Titano. Due impiegati che lavorano su Titano trovano per caso dei misteriosi astronauti che il sistema per cui lavorano percepisce come nemici.
    Diretto da: Joseph Kosinski
    Genere: fantascienza
    Durata: 124'
    Con: Tom Cruise, Olga Kurylenko
    Paese: USA
    Anno: 2013
5.1

Ad ogni nuova stagione, è sempre dalla fantascienza che emergono le cose migliori. Dopo Cloud Atlas, Looper e il discutibile, ma da rivedere, Into Darkness Star Trek, il secondo film di Joseph Kosinski, già regista del discreto Tron: Legacy (2010), redige un’eccellente, matura prova con questo sorprendente Oblivion, in cui la star in declino di Tom Cruise torna finalmente a brillare, non capitava dai tempi di Collateral (2004) di Michael Mann.

Oblivion sembra la versione riuscita, consapevole, organica, necessaria dell’esecrabile Prometheus di “nonno” Ridley Scott. Al solito, siamo sempre là, è dai giovani che è lecito aspettarsi qualcosa di buono (come nel caso di Rian Johnson o J.J. Abrams) e Kosinski sembra avere le idee chiare, soprattutto dal punto di vista visivo, facendosi coadiuvare dal lavoro sorvegliatissimo del grande Claudio Miranda (già autore della fotografia di Vita di Pi di Ang Lee) alla fotografia, quasi un pezzo d’arte concettuale tutto il lavoro d’illuminazione, teso soprattutto a valorizzare le splendide scenografie che rendono alla perfezione la prospettiva di una fantascienza abissale e metacinematografica, con un’attenta riflessione sul mezzo (appunto, il cinema) e sul vedere (l’atto dello sguardo in abisso che rivede se stesso deformato). Si vede comunque, di primo accatto, che Kosinski è un giovane con le idee chiare.
Oblivion è tratto da una graphic novel dello stesso Kosinski, ma la matrice fumettistica non si vede affatto. Il personaggio di Cruise riflette una cosmogonia di emozioni che rendono una perfetta atmosfera distopica di credibilità che non viene mai messa in discussione.
I combattimenti rappresentano un punto di alta visualizzazione videoludica, non c’è traccia di coreografie di riporto, ammiccamenti alle situazioni più abusate del genere, non c’è neanche una vera dicotomia bene/male, la sensazione è di una struttura simil western, molto hawksiana e l’uso di effetti speciali, nonostante il budget spropositato (ma comunque inferiore alla grancassa dei 170 milioni spesi per il musical al neon di Tron: Legacy) non è mai invasivo, siamo lontani anni luce dal quasi-annichilimento visivo operato da Cameron nel fatiscente Avatar, sublime bolla di sapone che tutto l’immaginario assorbe, paralizzando la retina in un surplus emotivo di colori densi e stratificati.
Questo fantascienza “corsara” di Oblivion è molto più semplice, terra terra, si torna alle atmosfere visive dei classici, la camera rimane per fortuna molto più ferma che in altri blockbuster catastrofici e fracassoni.
In Oblivion non c’è  traccia di un rumore che sovrasti l’esperienza emozionale dell’action libero di dimostrare le proprie istanze sperimentali. E’ un segno di serietà e di rispetto nei confronti dello spettatore, non prendere mai in giro chi guarda con un montaggio ipercinetico e palesemente finto.
Con Oblivion ci si sente quasi a casa, si torna ad un concept visivo in cui anche il cast ha un’importanza primaria.
Il trio Cruise-RiseboroughKurylenko riflette un’urgenza narrativa che rende l’intera operazione un viaggio inaspettato (molto più del dozzinale Hobbit di Jackson) e vorticoso, ennesima dimostrazione che la fantascienza contemporanea non ha subìto lo scotto postmoderno dell’horror, si è saputa rinnovare, avendo, nel corso degli anni, da Wall-E a District 9 , fino a Moon e Source Code o Avatar e gli altri titoli sopracitati, inaugurato una nuova era del genere che si spera porterà ancora nuovi proseliti, grazie ai nuovi arrivi, da Elysium di Neil Blomkamp (successiva regia a 4 anni di distanza dal ottimo District 9) a Gravity di Alfonso Cuaron.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).