Il Grande e Potente Oz

Il mago Oscar Diggs fugge dal Kansas nella cittadina di Oz, dove se la dovrà vedere con le tre streghe Thedora, Evanora e Glinda.
    Diretto da: Sam Raimi
    Genere: fantasy
    Durata: 130'
    Con: James Franco, Rachel Weisz
    Paese: USA
    Anno: 2013
6.2

Con questo Il Grande e Potente Oz di Sam Raimi, insieme a Nel fantastico mondo di Oz di Walter Murch (1985), sono due i seguiti del celeberrimo classico fantasy del 1939, Il Mago di Oz di Victor Fleming, nessuno dei quali potrà ambire ad un posto nella memoria dello spettatore. La vena autorialista con la quale Raimi si è approcciato al modello iconico del ’39 lascia supporre che per il regista non si sia trattato affatto di un “divertissment”, lo conferma soprattutto la collaborazione di un cast tecnico di primo livello, tra cui spicca Peter Deming, direttore della fotografia di Mulholland Dr.

Raimi condensa in due ore tutto il miglior armamentario digitale mai visto negli ultimi (ingloriosi) tempi, andando a costruire nel modo più realistico possibile un mondo di plastica che non sarebbe verosimile neanche nella mente del più folle dello sceneggiatore di Hollywood.
Ma oggi il digitale consente delle acrobazie che fino a 5-6 fa sembravano impensabili. Meraviglie della tecnologia, o meglio tecnocrazia di una prova di forza cui Raimi ha dedicato mente, cuore e muscoli.
Il profilmico la fa da padrone, come in tutte le produzioni di Hollywood degne di questo nome, come se la forma del raggiro potesse essere prerogativa assoluta e assoldata esclusivamente dal genere fantasy, totalmente assente negli anni ’70, resuscitato con poca convinzione negli anni ’80, completamente dimenticato nei fondamentali anni ’90, fino ad arrivare alla definitiva consacrazione ad unico genere prodotto ad Hollywood negli ultimi 13 anni, con una foga che non si era mai vista.

 

 

Forse il cinema americano sta rimediando ad alcune delle opere di plastica che si sono viste negli ultimi dieci anni. Sorge il sospetto dopo aver visto questo ultimo capolavoro di prestidigitazione di Raimi. Ne Il Grande e Potente Oz tutto l’immaginario fantasy degli ultimi 50 anni viene frullato in un pastiche dove nulla sembra essere quello che è e le carte in tavola vengono amministrate come in una giostra di sortilegi infinita. Confidando sulla capacità di immedesimarsi di un pubblico sbalordito e commosso, Raimi perpetrare il furto dell’immaginario, innestando su una memoria vergine un compendio fantasy che reinventa la formula del fantasy, distanziandosi totalmente dal modello fantasy proposto da Peter Jackson. Tutto il cast è in stato di grazia, Rachel Weisz in testa.
La mania tutta contemporanea di raccontare come sono nati i grandi personaggi della storia del cinema, pone all’industria l’alibi per la ricerca di storie nuove.
Non è facile modificare un modello stranoto, reinventarne le regole. Il delirio di onnipotenza di questa nuova Hollywood digitale ha portato così Raimi alla riscoperta di nuovo tipo di cinema: non la storia da raccontare, ma l’esperienza da far vivere.
Di conseguenza i voli nei burroni, nelle cascate, i mostriciattoli che arrivano in faccia, lance contro lo schermo: tutto questo armamentario visivo si fa inevitabilmente vettore di senso. Con questo Il Grande e Potente Oz di Raimi la Nuova Hollywood Digitale raggiunge la soglia del più puro realismo; e mentre i più brancolano nel buio e non sanno che farsene, il regista di Evil Dead, Army of Darkness e Drag me to Hell trova la chiave di volta per interpretare l’uso del della terza dimensione sul solco di una tradizione ben consolidata. I valori di ciascun personaggio sono sacri e Raimi annienta ogni critica, riuscendo ad affossare il principio d’incredulità generale, quasi fosse un campione d’imposizione ideologica-estetica
Nel cinema di Raimi e nel cinema in generale l’immagine vince sempre, anche quando non ha più motivi di essere tale. Il solo fatto di essere arrivati all’annullamento della struttura narrativa, attraverso una continua gemmazione di testi nati da una precedente elaborazione, significa aver colto il nodo esatto nel discorso sulla competizione tra immaginari differenti. Non è una responsabilità da poco. E Raimi la spadroneggia con grande sicurezza.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).