Gigolò per caso

Per aiutare l'amico Murray, biosgnoso di far cassa, Fioravante accetta la sua proposta di diventare un gigolò a pagamento per le ricche signore di new York. Ma l'amore e la sete di denaro difficilmente vanno a braccetto.
    Diretto da: John Turturro
    Genere: commedia
    Durata: 90'
    Con: John Turturro, Woody Allen
    Paese: USA
    Anno: 2014
5.9

Il film di John Turturro suscita in fondo tenerezza da quanto è blando, ben intenzionato, fotografato da una luce morbida, calda, che ammanta la blanda e ben intenzionata – anch’essa – vita di un fioraio di Brooklyn (Turturro) e del suo compare (Woody Allen): il primo s’improvvisa prostituto di lusso, mentre il secondo suo manager-pappone. La ragione di tale scelta è la crisi economica (ed esistenziale?).

L’avvio della vicenda è questo, e per quanto non ci aspettasse nulla di più già in partenza, è un tipo di soggetto, che nelle mani “giuste” poteva, perché no, dar vita ad una divertente giostra di situazioni ed equivoci, pur non imprimendo segni profondi nella memoria. Ma ciò non accade, perché Turturro non sa decisamente infondere il minimo nerbo, perdendosi, così pare, in una scialba, bolsa e vecchia celebrazione della donna: questa idealizzata come una creatura affascinante, delicata e degna delle dovute attenzioni, che sia una ricca pantera annoiata in cerca di un ménage à trois come la Stone o un affascinante, fragile e castigata vedova di un rabbino. La svolta avviene quando il prostituto-gentiluomo Fioravante incontra quest’ultima, il cui fascino e spinta vitale vengono soffocati dalla rigida comunità ebrea ortodossa – rappresentata in maniera a dir poco macchiettistica.
Un po’ di carne al fuoco c’è, ma nulla è davvero saporito, perché bollito, troppo. Gigolò per caso sembra il fantasma di un film (a caso) di Allen nella sua evanescenza retrò, corredato dei soliti allenismi in formato bignami, mosso da uno spirito flebile, per nulla “centrato”, come il personaggio di Fioravante (un Turturro con la faccia più ebete di sempre), che viene persuaso ad intraprendere una nuova e più redditizia carriera da Allen (che fa Allen), con annessa la solita logorrea che sembra ripescata in soffitta per l’occasione e indossata senza darle prima nemmeno una spolverata. Insomma: il film di Turturro che cos’è? (o cosa vorrebbe essere?) La rievocazione di un mondo che non esiste più ? Di un Cinema che non esiste più, fatto di (certi) uomini e (certe) donne che non esistono più ? Di una città calda e suadente che non esiste più? Mah.

A proposito dell'autore

Fabrizio Catalani

Ha fatto e fa cose che con il cinema non c’entrano nulla, pur avendo conosciuto, toccato con mano, quel mondo, e forse potrebbe incontrarlo di nuovo, chi lo sa. Potrebbe dirvi alcuni dei suoi autori preferiti, ma non lo fa, perché non saprebbe quali scegliere, e se lo facesse, cambierebbe idea il giorno dopo. Insomma, non sa che dire se non che il cinema è la sua malattia, la sua ossessione, e in fondo la sua cura. Tanto basta.