All Is Lost Tutto è perduto

Un uomo naviga da solo in pieno Oceano Indiano. Un rottame galleggiante fa affondare la barca. L'uomo tenta di salvarsi su un galleggiante di fortuna. Solo un miracolo può salvarlo da morte certa.
    Diretto da: J. C. Chandor
    Genere: avventura
    Durata: 106'
    Paese: USA
    Anno: 2013
6.9

Il vecchio e il mare. Un solo attore. Un budget di 9 milioni ben lontano dai gusti delle major. Il regista J. C. Chandor costruisce un meccanismo di sparizione continuo con lo spettatore. Il protagonista, un uomo sconosciuto di cui non sapremo mai il nome, interpretato da Robert Redford in maniera aderente e verista, viene sempre scrutato e “cacciato” dentro l’azione dalla mdp.
Chandor lascia respirare il suo adventure open-water in modo lento e silenzioso, avvicinandosi sempre alla zona della non-rappresentazione. Dovendo aver a che fare con un paesaggio marino sempre uguale a se stesso, la regia si concentra sugli spazi minimi, sui cieli, l’orizzonte sgombro, un mare calmo e in tempesta che restituisce solo acuta indifferenza.

Redford (che potrebbe benissimo aver interpretato se stesso) si deve difendere da ogni genere di intemperie, deve sputare sangue pur di salvarsi e alla fine ci riesce quasi per miracolo, ma il film che scorre davanti tra l’inizio dell’odissea e l’insperata salvezza è una concatenazione di perenni sventure che rendono l’esperienza esemplare e mai finta, mai fine a se stessa.
Chandor conosce le regole del gioco, si limita ad amministrare un film che introduce lo spettatore all’interno di una situazione disperata in modo semplice, attraverso un montaggio che ricostruisce per decantazioni, emendamenti di una solitudine dei tratti di navigazione che guidano l’uomo e lo spettatore verso l’ignoto. Non si sa cosa potrebbe accadere a Redford e ci si aspetta che prima o poi venga divorato da uno squalo, adottando una mentalità da thriller.
Invece Chandor abbandona tutto questo. All is Lost imprime alla classicità il predominio della forza contenutistica di scene silenziose e solari, quasi fosse un documentario sulla navigazione.
La scena scandisce il terrore di una solitudine che diventa sempre più pregnante e si fa diffida nei confronti del futuro. All is Lost recita il titolo: tutto è perduto.
Così recita anche il prologo in voice over in cui Redford spiega da subito i motivi per cui non è stato all’altezza del compito. Forse si aspettava più da se stesso, dalla sua capacità di resistenza, di essere forte davanti alle avversità. Ma il suo coraggio non è bastato. Madre natura ha dato filo da torcere a questo vecchio lupo di mare, che non risente minimamente dell’età avanzata. Anche i soccorsi inizialmente lo abbandonano per ben due volte: i conducenti della Emma Maersk non si accorgono di lui. La sua disperazione rimane tangibile nei suoi occhi.
Alla fine l’all is lost verrà ribaltato proprio nella scena finale, una barca si ferma, la mano tesa a soccorrere un uomo sfinito che sembrava dover soccombere alle avversità. Ma l’impossibile si avvera.
Chandor riaccende la speranza quando tutto sembrava perduto. All is Lost rimane una curiosa esperienza di cinema quasi muto applicata alla performance di un solo attore che ha tenuto testa alle intemperie del mare senza quasi mai battere ciglio. Si tratta di un buon esempio di opera di genere costruita attraverso una semplicità a tratti commovente. Piacerà più a chi ha vissuto direttamente l’esperienza, che non ai critici.

A proposito dell'autore

Michele Centini

Classe 1981, co-fondatore di CineRunner, ha iniziato come blogger nel 2009, ha collaborato con Sentieri Selvaggi. I suoi autori feticcio sono Roman Polanski e Aleksandr Sokurov. Due cult: Moulin Rouge (2001) e Scarpette Rosse (1948).